Workers buyout, strumento per salvare lavoro e imprese

il 13 dicembre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ieri sera abbiamo parlato di lavoro, di lavoro autogestito, della forma cooperativa come strumento per salvare lavoro e imprese, delle esperienze di “workers buyout”.

Abbiamo descritto gli strumenti concreti che sono a disposizione, e che con la Legge di Bilancio (“emendamento Incerti”) abbiamo reso più forti; è stata anche un’occasione per riflettere su cosa possa essere oggi un’idea, una suggestione forse, di liberazione del lavoro, di “operai senza padroni”, su quanto le fabbriche recuperate dall’iniziativa dei lavoratori possano essere un “messaggio di speranza critica e un antidoto alla crisi” (Naomi Klein).

Un piccolo contributo alla discussione della sinistra e dei democratici sui fondamentali da cui partire, al netto delle vicende contingenti.

Una iniziativa del gruppo Pd della Camera, rappresentato da Antonio Misiani e da me, costruita d’intesa con Lega Coop della Liguria e il suo presidente Gian Luigi Granero; ha partecipato Ferdinando Tavella, vicepresidente della cartiera Pirinoli, un “caso”, una esperienza di successo: di successo perché è nata, e perché va avanti con buoni risultati, garantendo lavoro a oltre ottanta persone e sostenendo  l’economia locale della valle Gesso

 

Giuliano Poletti, riconfermato ieri Ministro del Lavoro, nella sua recente visita a Savona ha detto cose importanti sul valore e il ruolo della manifattura, sulla follia della “finanza per la finanza” che abbiamo conosciuto; anche il movimento cooperativo, con l’investimento sul wbo, sulle cooperative di comunità, anche sulla cooperazione sociale, si ridà un baricentro, in parte diverso da quello degli anni passati, che affida alla dimensione finanziaria dell’economia il ruolo giusto, di strumento per sostenere manifattura e servizi, produzione e lavoro.

 

 

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Cosa significa Workers Buy Out (WBO): consistente nell’acquisizione (della maggioranza o della totalità) del capitale sociale di un’impresa, generalmente in crisi, da parte dei propri dipendenti, in forma di società cooperativa, come risposta a crisi aziendali ed occupazionali.

 

E’ una esperienza che si ritrova, con modalità diverse, in molti Paesi. Nasce negli Stati Uniti, in America Latina è conosciuto come empresas recuperadas por sus trabajadores (ERT), ma la crisi economica ha portato anche nei Paesi del Sud Europa ad una diffusione di questo strumento come possibile soluzione per salvare posti di lavoro, imprese e, allo stesso tempo, evitare un impoverimento delle comunità locali.

 

Francia, Spagna e Italia hanno così assistito, soprattutto negli ultimi sei anni, a una crescita di start-up e di cooperative di lavoro provenienti da processi di WBO avviati su aziende in difficoltà;

 

In Italia, le prime operazioni di WBO sono comparse nei primi anni ‘80 trovando impulso anche a seguito dell’emanazione della legge 27 febbraio 1985, n. 49 (cosiddetta legge Marcora) che ha promosso la costituzione di cooperative da parte di lavoratori licenziati, cassaintegrati o dipendenti di aziende in crisi o sottoposte a procedure concorsuali, attraverso un fondo di rotazione per il finanziamento di progetti presentati da società cooperative (fondo gestito principalmente da Cooperazione finanza industria-CFI), nonché attraverso un fondo statale speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli occupazionali tramite l’assunzione da parte dei lavoratori di opportune iniziative imprenditoriali in forma cooperativa;

 

I casi di WBO in Italia siano prevalentemente piccole e medie imprese: da 10 a 49 dipendenti, quasi il 70 per cento, da 50 a 249 dipendenti poco più del 22 per cento, con solo due imprese con oltre 250 dipendenti;

il settore prevalente è quello manifatturiero (63,3 per cento) e quasi tutti i casi di WBO sono costituiti dalla trasformazione di imprese con manodopera altamente qualificata e ad alta intensità di lavoro.

 

Dai dati su natalatà/mortalità delle cooperative WBO si evince come le cooperative recuperate non rappresentino solo una soluzione temporanea per salvare l’impiego dei lavoratori, ma possano costituire uno strumento a medio termine per la salvaguardia dell’occupazione e per il miglioramento dei livelli di partecipazione attiva della comunità;

 

Non mancano le iniziative che rappresentano un vero e proprio strumento di riscatto sociale, come nel caso delle aziende confiscate alla mafia;

 

A supporto di queste iniziative, a seguito dell’approvazione della legge Marcora, nel 1986 nasceva la compagnia finanziaria industriale (CFI), su iniziativa di AGCI, Confcooperative e Lega nazionale delle cooperative, uno dei primi progetti unitari all’interno del movimento cooperativo, ancora oggi esistente come Cooperazione, finanza e impresa, (C.F.I.), proprio per gestire il fondo rotativo Marcora.

 

Dalla sua fondazione al 30 giugno 2016 C.F.I. ha investito oltre 200 milioni di euro, che hanno permesso di creare o salvare quasi 15.000 posti di lavoro e realizzare interventi in 357 imprese cooperative;

 

C’è stata una evoluzione nella normativa, con la legge 23 luglio 1991, n. 223  (finalizzato a consentire ai dipendenti di un’impresa in crisi di mettersi in proprio e di richiedere all’Inps l’anticipazione dell’intero importo dell’indennità di mobilità cui si ha diritto, quale risorsa da utilizzare, eventualmente integrata dal trattamento di fine rapporto, quale quota capitale a disposizione del lavoratore per la costituzione della cooperativa); più di recente è intervenuto anche  il decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, «Misure per favorire la risoluzione di crisi aziendali e difendere l’occupazione»

 

Mediante il Fondo istituito dal Ministero dello sviluppo economico con il decreto ministeriale 4 dicembre 2014, le società finanziarie concedono finanziamenti a tasso agevolato per la durata massima di dieci anni, per favorire la nascita e lo sviluppo anche di società cooperative promosse e costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi

 

Oltre che un efficace strumento di gestione delle crisi aziendali, in diversi casi il WBO può costituire la soluzione per il rinnovo del tessuto produttivo del Paese, soprattutto per le piccole e medie imprese, superando i rischi legati al ricambio generazionale della proprietà e così favorendo la continuità aziendale e la tutela delle professionalità delle maestranze.

 

non ultimo, merita un particolare rilievo la positiva incidenza di tali operazioni sui bilanci delle pubbliche amministrazioni, laddove si considerino, al netto degli oneri legati agli interventi di sostegno finanziario riconosciuti dall’ordinamento italiano – comunque rimborsati dalle società cooperative beneficiarie – i costi che si scongiurano in termini di erogazioni sociali conseguenti alle chiusure aziendali nonché le positive ricadute che si generano sotto il profilo fiscale, grazie all’ammontare delle imposte pagate sia dalla nuova impresa attiva che dai lavoratori reimpiegati.

Le risorse apportate dal Ministero dello sviluppo economico come partecipazione in CFI – Cooperazione finanza e impresa, che sono pari a 84 milioni di euro, nel periodo 2007-2015, hanno generato un ritorno economico per lo Stato stimato in 576 milioni di euro, pari a 6,8 volte il capitale impiegato (valore stimato tenendo conto delle imposte pagate dalle imprese e dai lavoratori e del minore utilizzo degli ammortizzatori sociali).

 

Nella legge di Bilancio abbiamo ottenuto un primo risultato concreto, con l’approvazione di questo emendamento

 

15.013.(nuova formulazione)

Dopo l’articolo 15, aggiungere il seguente:

Art. 15-bis.

(Rifinanziamento degli interventi per il sostegno alla promozione di società cooperative tra i lavoratori provenienti da aziende in crisi).

1. Al fine di garantire la continuità del sostegno alla promozione e allo sviluppo di nuove imprese e la conseguente crescita dei livelli di occupazione, di cui al decreto del Ministero dello sviluppo economico del 4 dicembre 2014, sono assegnati al Fondo per la crescita sostenibile, di cui al decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, la somma di 5 milioni di euro per l’anno 2017 e di 5 milioni di euro per l’anno 2018, destinati all’erogazione di finanziamenti agevolati a società cooperative costituite da lavoratori di aziende in crisi, di cooperative sociali e di cooperative che gestiscono aziende confiscate alla criminalità organizzata, nonché allo sviluppo e al consolidamento di società cooperative ubicate nelle regioni del Mezzogiorno.

2. Al fine di ampliare gli strumenti finanziari di intervento e favorire la capitalizzazione dell’impresa da parte di lavoratori, all’articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, e successive modificazioni ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

   a) il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. Con le risorse apportate ai sensi del comma 2, le società finanziarie possono assumere partecipazioni temporanee di minoranza nelle cooperative, anche in più soluzioni, con priorità per quelle costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi, e concedere alle cooperative stesse finanziamenti e agevolazioni finanziarie in conformità alla disciplina comunitaria in materia, per la realizzazione di progetti di impresa.»;

   b) dopo il comma 5 è aggiunto il seguente comma:

«5-bis. Le società finanziarie possono, altresì, sottoscrivere, anche successivamente all’assunzione delle partecipazioni, prestiti subordinati, prestiti partecipativi e gli strumenti finanziari di cui all’articolo 2526 del codice civile, nonché svolgere attività di servizi e di promozione ed essere destinatarie di fondi pubblici. In deroga a quanto previsto Dall’articolo 2522 del codice civile, le società finanziarie possono intervenire nelle società cooperative costituite da meno di nove soci.».

Conseguentemente:

a) all’articolo 15, comma 1 sostituire le parole: 70 milioni con le parole: 67,5 milioni e le parole: 60 milioni con le parole: 57,5 milioni;

b) all’articolo 15, comma 2, sostituire le parole: 50 milioni per l’anno 2017 con le parole: 47,5 milioni per l’anno 2017 e le parole: 50 milioni per l’anno 2018 con le parole: 47,5 milioni per l’anno 2018.

Incerti AntonellaBenamati GianlucaDamiano CesareGiacobbe AnnaGnecchi MarialuisaGribaudo ChiaraMisiani AntonioFabbri Marilena


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